La danza del dono

LA DANZA DEL DONO

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“Nella gratuità c’è il riconoscimento dell’altro, lo si celebra indipendentemente dai suoi meriti”

Noi ci siamo abituati a una società fatta di “pochi santi” e di “molti peccatori”. Dal mio punto di vista anche questa è una società ingiusta. Vorrei che la mia vita fosse un contributo alla costruzione di una società fatta di PERSONE e non di santi e di peccatori, dove il “DONO” deve trovare posto e pratica anche nell’economia e nella politica; a patto che si riconosca come fondamento della società la fraternità, che ha sempre il bene comune quale obiettivo a cui tendere per essere realizzata.
Partendo da una definizione personale ricavata dai miei studi teologici “Persona è colui che è capace di amarsi, di amare e di essere amato nella libertà”. Un uomo che è posseduto e non si possiede, non è un uomo. Un uomo che non si possiede non si può donare. Un uomo che non si può donare è come un seme sterile che inaridisce e muore. Solo la qualità del mio rapporto con un tu, con gli altri e col mondo, può dirmi con certezze se io mai mi sono donato a qualcuno, senza timore che io mi stia costruendo un colossale inganno. Dalla qualità di questo rapporto dipende la qualità della gioia che io conoscerò nella mia vita.
La libertà è essenziale all’amore, sia quando si tratta di amore da un partner all’altro, sia quando si tratta di amore verso gli altri, sia quando si tratta di amore tra genitori e figli e viceversa.
L’amore in ognuna di queste forme menzionate, è capacità di donarsi e capacità di riprendersi per potersi ridonare ancora. Se non solo libero di possedermi non sono libero di donarmi. Se qualcuno mi possiede con la forza, con le minacce o con il ricatto o in qualunque altro modo, la mia volontà non è libera di decidere cosa voglio fare di me e delle mie cose. Se non posso decidere con un atto di libertà di appartenere a qualcuno o di donarmi a qualcuno non sarò mai tutto intero in quel che faccio. Mancherà sempre una parte di me, la parte più preziosa: la mia decisione libera, che è quella che mi costituisce come “Persona” e mi rende diverso da uno schiavo e da un’animale. Il dovere di amare il coniuge, i figli o i genitori, se non è fatto proprio con un atto di libertà, diventa routine e sacrificio e non sarà mai un dono che parte dal cuore.
Chi si dona e non ha più la libertà di riprendersi, cessa di essere una Persona e diventa proprietà privata dell’altro. Chi non è libero di riprendersi non è in grado di ridonarsi ancora e, se il dono si esaurisce, l’amore non ha più di che alimentarsi. E poiché la libertà di donarsi e la libertà di riprendersi sono sempre più difficili da conquistare e da mantenere, dico che l’amore è diventato cosi raro nel mondo.
Nella volontà di donare vi è il richiamo alla presenza. Io ti dono qualcosa perché voglio che tu abbia un ricordo vero del mio gesto e della mia presenza. Il dono è oblazione che va al di là del gesto, che fonde il dono con il donatore, imprime un ricordo indelebile nel ricevente ed esorta a valorizzare un gesto che varca i limiti del senso… Allora io mi chiedo esiste ancora il dono, oggi?
In una società segnata da un accentuato individualismo, con i tratti di narcisismo, egoismo, egolatria che la caratterizzano, c’è ancora posto per l’arte del donare? Ecco una domanda a mio avviso decisiva: nell’educazione, nella trasmissione alle nuove generazioni della sapienza accumulata, c’è attenzione al dono e all’azione del donare come atto autentico di umanizzazione? C’è la coscienza che il dono è la possibilità di innescare i rapporti reciproci tra umani, qualunque poi sia l’esito? Donare significa per definizione consegnare un bene nelle mani di un altro senza ricevere in cambio alcunché. Bastano queste poche parole per distinguere il «donare» dal «dare», perché nel dare c’è la vendita, lo scambio, il prestito. Nel donare c’è un soggetto, il donatore, che nella libertà, non costretto, e per generosità, per amore, fa un dono all’altro, indipendentemente dalla risposta di questo. È questa la grandezza della dignità della persona umana: saper dare se stesso e saperlo fare nella libertà! È l’homo donator.. come dice Paul Ricoeur, il «buon debito dell’amore»…che ciascuno ha verso l’altro nella communitas. Infatti sta scritto: «Non abbiate alcun debito verso gli altri se non quello dell’amore reciproco» (Rm 13,8).
Terrypoem 21/08/2105

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