POETANDO CON FOSCOLO TERRYPOEM

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Il romanzo epistolare che fece battere i cuori dei suoi lettori; un romanziere arguto, sofisticato, appassionato e patriota: Ugo Foscolo e il suo Ultime lettere di Jacopo Ortis.
Ultime lettere di Jacopo Ortis è un romanzo epistolare che non ha bisogno di presentazioni, è uno dei classici della letteratura italiana che, fortunatamente, ancora è ospitato dai programmi scolastici. Patria, amore, struggimento, esilio e il senso di una vita fuggito troppo precocemente. Jacopo è l’alter ego di Ugo Foscolo, prosatore e poeta di grandissimo spessore che si inserisce a pieno titolo tra gli scrittori neoclassicisti e che richiama nella sua scrittura echi del nostro classicismo, il nostro periodo aureo. La scrittura di Foscolo non è di semplice e immediata comprensione, complice la necessità di rispondere alla magia dell’ordine trasposto delle parole che tutto rende più aulico, impettito. Possiamo affermare, però, che non è per sola gloria che Jacopo parla in maniera così distante dalla favella della società: gli argomenti da lui trattati, principalmente la patria e il sentimento nei confronti di Teresa, richiedono uno stile non comune che possa celebrarli pedissequamente. Quello che oggi voglio proporvi non è il mio parere circa l’opera, tantomeno un excursus sulla vita (sentimentale) di Foscolo, quello di cui vorrei parlare è cosa ha significato per me leggere Ultime lettere di Jacopo Ortis, un po’ di tempo fa, e riprese in questi giorni, possedendone una copia dell’antico romanzo epistolare, fattomi in dono da mia mamma che conserva ancora i libri di mio nonno Giorgio (suo padre) uomo di grande cultura (appassionato di letteratura e storia) divorava interi romanzi e li leggeva ai figli nelle serate d’inverno intorno al fuoco. Bene…dunque vi dirò quali sono state le mie sensazioni al riguardo. Le ultime lettere appaiono a tratti ridondanti ma possiedono la carica esplosiva riposta nelle ultime parole del giovane: spesso ricalcando il testamento del protagonista che decide di sistemare i suoi averi e i suoi affetti e che desidera dare l’addio eterno alla genitrice e al suo amore impossibile: Teresa. “Veggo la meta: ho già tutto fermo da gran tempo nel cuore – il modo, il luogo – né il giorno è lontano. Cos’è la vita per me? Il tempo mi divorò i momenti felici: io non la conosco se non nel sentimento del dolore: ed ora anche l’illusione mi abbandona – medito sul passato; m’affisso sui dì che verranno e non veggo nulla”, come non definire questa speculazione pura filosofia che lo stesso Foscolo fa transitare attraverso Jacopo! Il personaggio nei suoi voli pindarici tra sentimenti contrastanti spesso pecca di egocentrismo, vedendo solo se stesso e la prospettiva percepibile dai suoi occhi; solo per Teresa riesce ad invertire la rotta ma sarà lo stesso affanno e dispiacere seguito al loro allontanamento che contribuiranno ad acuire la sua insofferenza verso la vita. Teresa è la chiave di volta che, dipanata in tutto il romanzo, fa oscillare Jacopo: dalla felicità dopo il primo bacio alla frustrazione per non poterla possedere ed amare: è promessa a Odoardo per poter risanare la situazione della famiglia della donna. Insomma, il romanzo ha un andamento che spesso confonde il lettore ma che nel complesso rende meravigliosamente i sogni, le pene e le angosce di chi, elevato moralmente e spiritualmente, sente castrante la vita. Foscolo cita i grandi letterati suoi coevi come Alfieri, Melchiorre Cesarotti e ancora Parini: l’inserimento di uno spaccato reale e quotidiano rende l’opera ancora più reale tanto che, durante la sua lettura, spesse volte ho desiderato di trovarmi in un salotto e bere caffè con queste pietre miliari della nostra letteratura moderna.
Lo volevo rileggere già da un po’, ho trovato le mie piccole difficoltà a lasciarmi coinvolgere e per via del linguaggio “d’altri tempi”, arcaico, e per la personalità stessa dell’Ortis, esageratamente fragile e disperata…
Ciò non toglie che sia un classico che merita di essere letto e che non dovrebbe mancare nelle nostre librerie poiché Foscolo è un caposaldo della letteratura italiana.

Teresa Averta

Tratto dalle sue lettere
da ORTIS

Sì, ho baciato Teresa;
i fiori e le piante esalavano
in quel momento un odore soave;
le aure erano tutte armonia;
i rivi risuonavano da lontano;
e tutte le cose s’abbellivano
allo splendore della luna
che era tutta piena della luce
infinita della divinità.
Gli elementi e gli esseri esultavano
nella gioia di due cuori ebbri di amore.
– Ho baciata e ribaciata quella mano…
e Teresa mi abbracciava tutta tremante,
e trasfondea i suoi sospiri nella mia bocca,
e il suo cuore palpitava su questo petto:
mirandomi co’ suoi grandi occhi languenti,
mi baciava, e le sue labbra umide,
socchiuse mormoravano su le mie… (Ortis)

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