ROBA DA ASINI

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Mentre un’accozzaglia di cose e persone: acrobati, stiracravatte, macinacaffè, centrini di pizzi all’uncinetto, saltatori di staccionate, cappelli con la veletta, critici patentati, giudici senza trono, corone di plastica, e santi senza rosario occupano prati immensi, per fare in ogni prato la stessa cosa inutile, sempre quella: Prato dei Funamboli; e via così, un prato dopo l’altro: leccatori di francobolli, avvitatori di lampadine, guardatori di luna, contemplatori di vanità, ladri di stelle, meditatori di iniquità, centinaia di asini, migliaia di libri, pochi sognatori, alcuni cristiani, nessun crocefisso…io somarello sono quì…e guardo estasiato il panorama che c’è innanzi a me. Sono, sempre, nel mio deserto dove molte nuvole di pensieri lambiscono minacciose ogni pagina della mia nuova favola; sono protagonista del mio viaggio e il mio carico sarà sempre la speranza, fino all’ultima riga, ben oltre la risoluzione della storia, di quella del lettore che sa, che per scongiurare il deserto – cambiare il finale – ci vorrà grande coraggio, perché tra tutte, la libertà dai luoghi comuni non è certo una scelta facile…
Certamente, io sono un asinello intelligente, e checché, se ne dica di me, naturalmente porterò in groppa gli strumenti cognitivi per stare di fronte alla realtà senza combatterla. Senza chiedersi, di fronte all’infinito quando di colpo ti si spalanca davanti, “e ora? Come riempirlo?”. Questa sì che è una domanda da asini…ed ognuno può inserire un finale tutto suo; perché io sono cattolica e per fortuna anche cristiana e mi piace, tremendamente, pensare che, ogni singolo momento di questa vita sia nelle mani di un Dio che ci vuole bene e sa dove dobbiamo andare. E questa è sempre una questione di libertà. Perciò noi Asini abbiamo un sacco di cose da fare: libri da leggere, poesie da scrivere, panchine da occupare, piazze da popolare, bambini da far sorridere e da portare nel paese dei balocchi, contadini da aiutare e terra da baciare. Per questo, utili ed inutili, Nobel o trapiantatori di primule, tutti abbiamo un posto in questa storia.

CHI VIVRÀ VEDRÀ!!!

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Teresa Averta

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