“E’ ARRIVATALA BEFANA”… DIO CHE GIOIA!!!

La calza appesa la sera prima al camino era gonfia, scomparse le scintillanti monachelle sprigionate dall’ulivo ardente della sera e il fuoco trasformato in tiepida brace coperta dal grigiore della cenere e i resti della pigna sgranata la sera prima. Restava il segno del calore, l’odore della resina e qualche buccia d’arancio accartocciata a ricordare la vigilia dell’attesa già trascorsa. Già alle otto della sera del cinque di gennaio i bambini si catapultavano nel letto con la ferma determinazione di restare svegli per scoprire, con un sonno simulato, l’arcano mistero della strana creatura. Prima però si assicuravano che la calza fosse lunga, capiente, appesa e ben visibile. La Befana arrivava però quando il sonno superava la tensione e vinceva sulla curiosità; portava carbone ai bambini un po’ cattivi, e dolci e caramelle a quelli buoni. Tra dolci e fichi secchi, trovavano posto, oltre al carbone, anche castagne, mele, noci, noccioli e un “portogal” una profumatissima arancia.
La Befana del mondo contadino di un tempo portava l’augurio di un buon raccolto.
Ricordo che il carbone lasciato nelle calze dei nostri nonni, non era quello fatto di zucchero che è un piacere sgranocchiare, ma era vero carbone che poi si utilizzava per preparare le caldarroste che i bambini avrebbero mangiato dopo la tradizionale tombola. Questo avveniva, nella notte tra il 5 e il 6 gennaio che i Re Magi facevano visita a Gesù per offrirgli oro, incenso e mirra. Durante tutto l’anno, piena di indicibile gioia, la befana, questa “fantomatica signora” fa le calze per i bambini… ed il sei gennaio gliele porta piene di caramelle e di doni, appare nei cieli, a cavallo della sua scopa, ad elargire doni o carbone, a seconda che i bambini siano stati cattivi o buoni…ed è talmente felice che, anche il carbone, quando lo mette, è diventato dolce e buono da mangiare.
Dio che gioia!!! “E’ arrivatala Befana”…
Teresa Averta

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Dio che gioia!!! “E’ arrivatala Befana”…

 


 
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