IL CANTO TRISTE DI ANDROMEDA


(il mito di una stella) di Teresa Averta

Oh Andromeda
donna di soave bellezza
Icona di madre terra e
vittima di un fato maledetto.

Sorte beffarda e a festa consumata
coi gioielli preziosi, addobbata,
e con gli abiti più belli
vestita e profumata.

Apristi le delicate braccia
All’ingiusto mistero
Fosti legata alla fredda roccia
Come un prigioniero.

Fiera e degna della tua bellezza
Alzasti il capo che scosse le tue spalle,
la veste scivolò lasciando il corpo nudo,
E i tuoi lunghi capelli fecero da scudo.

Alla violenza bruta e disumana
Cadde il silenzio,
Dolore e strazio sulle sponde
il mare Amante e Amico
pensò di trattener le onde.

Martirio assurdo per compiere, si stava
Andromeda giacea indifesa e incatenata,
Perseo figlio di Zeus, l’ha trovata
sulla roccia, quasi martoriata.

Rapito dalla sua bellezza
In sella al suo cavallo alato
L’amante pianse al suo cospetto
Chiedendo alla vergine la sua mano benedetta.

Pronto a combatter per mare il mostro Ceto,
Andromeda accettò, e Zeus non pose veto.
Innamorato follemente sfidò il destino
Giocò la vita, proiettando la sua ombra in mare.

Perseo, il mostro si trovò davanti emerso
La sua mano armata assestò il colpo mortale.
Sangue e martirio non paga l’innocenza
Vittoria e salvezza al bene e alla bellezza.

Morto Perseo, la dea Atena, per onorare la sua gloria
presto trasformò Andromeda in una stella,
In cielo vive ancora accanto a Cefeo e Cassiopea,
Antico e Mirabile destino di una Dea.

Teresa Averta

I Dipinti di Alfredo Campagna
“ANDROMEDA”
Opera Compiuta
Olio su Tela 70 x 100
(dedicato alla galassia Andromeda. La puoi vedere sopra la testa della donna, insieme a tutta la sua costellazione). L’opera è la prima di due dedicate all’Universo.

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