19397057_10209223011677759_3135316127235200457_n.jpg

Prosa e Poesia: sono sorelle, cugine o che cosa?
Qualcuno si chiederà se c’è parentela, gemellaggio, ma in realtà che differenza c’è fra Prosa e Poesia ?
La poesia racchiude tanto in pochissimi versi; la prosa è più lunga, e sembra dica di meno… ma tutto è importante in Letteratura.
[… ] “Forse son io, sì come Ovidio era, | che non sapea parlar, se non in verso; | se ben parlava da mattina a sera. | Io rifiuto la prosa, e torno al verso” …
Bene! Forse sono un po’ come Ovidio… chissà!
Per Teresa Averta, la prosa migliore è quella che è più piena di poesia, sia se racconta storia, poemi epici e sermoni, o trattati, traduzioni, racconti e via dicendo.
Sono convinta che scrivere prosa non dovrebbe essere diverso dallo scrivere poesia; in entrambi i casi vi è ricerca di un’espressione necessaria, unica, densa, concisa, e memorabile.
Ho tanta voglia di cantare la storia in parole, in versi, fare degli avvenimenti del mondo, un canto, per conoscerla, e farla conoscere ai posteri, in un modo nuovo e coinvolgente, vero e sorprendente ma soprattutto appassionante.
L’anima dello scriver Bene è il pensar vero, diritto e distinto; perché la retorica, se non ha il fondamento nella logica, è arte di parolai o ciurmatori.
E la proprietà, l’eleganza, e lo stile devono scaturire dal pensiero, da una mente fine ed educata.
La prosa che racconta, non in versi, o quasi, deve essere anch’essa manifestazione spontanea, immediata ma sempre governata dall’arte, e non come si dice, una sua veste, un abito o un ornamento.
Così l’ordine delle parole deve essere specchio dell’ordine del pensiero.
La sintassi come il lessico, servono nella prosa quanto nella poesia, poiché sono chiamati a diventare strumento efficace di espressione.
E se vuoi scrivere prosa e poesia, dentro l’anima devi possedere quell’impeto irrefrenabile, quella forza insuperabile di pensieri e di affetti, (per la vita, il mondo e la natura), che fa violenza al cuore e all’intelletto.
La nostra letteratura oggi è povera, lasciatevelo dire, ma questo non deve sconfortare i giovani dall’accostarsi allo studio dell’eloquenza della parola, e non alla retorica, attenzione.
I giovani devono essere stimolati e motivati allo studio della letteratura e della poesia, e non farli rifuggire da fonti letterarie antiche italiane e straniere, perché così si seccherebbe la loro vena poetica, che la vita, gentilmente, a loro, ha concesso.
Guardandomi intorno e leggendo a destra e a manca: in web, sul social, sui libri di novelli autori, noto con piacere che la forma di molti letterati, scrittori e poeti esiste, la leggo, la vedo ma non basta!
Quello che manca, e che nessuno può dare in prestito o regalare, ma che ciascuno deve trovare attraverso la meditazione, la ricerca e la speculazione filosofica sono il fuoco della passione, quello che io chiamo il Pathos.
La poesia che si fa carne nel poema, nella storia, nella tensione emozionale e vibrante che si dà nella narrazione, e che va oltre la metrica e la forma.
In essa il Logos poetico diventa sacrificio consumato e divorato, la poesia sospesa tra la carne e la ragione, si consacra all’ineffabile.
Perché oggi questa operazione mistica non avviene? Sapreste forse, darmi una risposta?
Tento di darvene una io!
È compito dei poeti, e solo dei Poeti, rinnovare il mondo agli occhi degli uomini, d’impedire che l’abitudine li renda distratti e ciechi davanti alle cose, di rispiegarle con sempre nuove immagini, nuova creatività, nuovo slancio, e rinnovato stupore.
Sì è vero, oggi il mondo della poesia è una demiurgia autonoma, che però, quando è Vera Poesia, legge molto bene la realtà, cioè Poesia a tutto regime.
E la legge, meglio della storia, della sociologia, e di altre apparenti dottrine e pseudoscienze con pretese d’interpretazione totalizzante.
Fare Poesia significa affinare la propria voce, e prima di fare poesia è necessario essere Poesia.
L’albero per far frutto non ha bisogno di studiare trattati di scienza, ma segue la sua natura di albero, e così un poeta per scrivere non ha bisogno di studiare trattati di metrica, basta scoprire la propria natura di Poeti, se c’è.
Non tenete la poesia in esilio dentro la scrittura, su aridi e bianchi fogli, ma gridatela, declamatela al mondo; è attraverso la sua oralità che la Poesia si fa voce, parola viva, e trova il suo respiro, la sua linfa, il suo sangue e il suo batticuore.
Il poeta scrive perché si compia il destino della parola: quello di essere ascoltata, ma per essere ascoltata, deve essere portata in dono a tutti. Nessuno escluso!
E qualcuno tenterà, erroneamente, di confonderla, di defraudarla, di violentarla o addirittura di dimenticarla.
Come si fa a dimenticare la voce di Dio! La voce dell’universo. Il canto dell’uomo.
Quando il potere corromperà, la poesia purificherà, quando il potere spingerà l’uomo all’arroganza, la poesia gli ricorderà i suoi limiti.
È sarà sempre l’arte che affermerà le verità fondamentali che devono servire come pietre di paragone di giudizio.
Perché il poeta non ha nulla da nascondere ha solo da rivelare, quello che esiste già, ma che molti, con i loro occhi, non riescono più a vedere.

Teresa Averta

Annunci