MASCHERA

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Carnevale sei arrivato
non son mica spaventato…
non sei più una novità
perché il mondo gira e và.

E và di qua e và di là
e si traveste come può…
Povero vecchio mondo mio
tutto fumo e luccichio.

Il tempo brucia anche le maschere,
le incendia sempre il fuoco e il vento
qualche volta l’ho indossata anch’io
e giuro, ancor non me ne pento.

Ho fatto il povero quando ero ricco
per tener compagnia a un misero sciocco
Ho fatto finta di essere ricco
per dare tutto a un povero pazzo.

Sono una maschera innamorata
della città che m’ha creata.
Da paese a paese, mi trascino
sono peggio di un burattino;
vado portando la mia baracca
non ho più un cesso per fare la cacca.
Però vi giuro ero un signore
quando ero ladro di sogni e di cuori.

Oggi non son padrone di nulla
la mia anima è ubriaca e barcolla.
Fuori la gente pensa solo a ballar
e io senza un quattrino tiro a campar.

Vorrei bruciare questa maschera bugiarda
che fa dei pianti miei, l’amaro umore.
Ma credo che gl’incendi più gagliardi
siano quelli che fanno male al cuore.

Oh maschere e mascherine di questa città
giganti e moscerini che l’han distrutta già
farfalle e diavoletti…silenzio! Per favore!
Che male ho fatto se ho solo debito d’onore?

Or su venite, toglietemi la maschera in dolore
Vorrei non fossi nata per dare smisurato amore.

Teresa Averta

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