SUONO DELL’ ANIMA

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Che senso di pace!
È il regalo che l’anima mi fa
quando ascolto la sua voce, le sue parole…
è lì che trovo senza sapere la casa dell’Immenso,
è lì che Eterno libera in me un’energia
Che mi porta a realizzare ciò che sono.
Mi sento un fiore che partorisce il suo profumo…
Sento che posso spiccare il mio volo


Teresa Averta

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Il mio cielo è anche dove sei Tu
Basta che alzi gli occhi
E mi vedi…
Sono quella stella che illumina
Le tue notti insonni…
Sono quella piccola, grande luce
Che rischiara la strada che hai perso…
Sono dentro di Te…
Per questo non ti accorgi di me
Sentiti e mi sentirai…
Respirami…
E mi troverai. ..

Teresa Averta

UN PUGNO DI VITA

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Molti la pensano e lei gioisce…
Qualcuno La chiama…
e Lei presta tutta la sua attenzione.
Le è confidata una pena e le sfugge una lacrima,
si pone in preghiera e un brivido Le corre dentro.
Le sorride un bambino e si scioglie …
La insultano ed è capace di sorridere,
Qualcuno le chiede aiuto e Lei dona tutta se stessa.
Un uomo la tradisce e Lei lo perdona,
Un amico parla a vanvera e Lei lo comprende,
Un amante la delude e Lei lo allontana dolcemente.
Il mondo la desidera ma non la cerca…
Perché non riesce a dirle che l’Ama.
E Lei lo sa, e quindi si Dona.
-E chi è Lei?-
È… – come posso spiegarti?-
– È …un Pugno di vita -.

Teresa Averta

BREVI NOTE DI VITA

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Sono grata a Dio per l’opportunità e il privilegio che mi concede di parlare e di scrivere dell’Amore che ha avuto per me, di quello che mi ha donato e mi dona, pur essendo consapevole di non meritare nulla.
Infatti, pur sforzandomi di camminare secondo i suoi insegnamenti, non mi considero degna di tante benedizioni; nonostante ciò, ricevo da Dio amore e sostegno… e tanto affetto dai miei fratelli.
Chi l’ha detto che per affermare con coraggio e lealtà quello che sentiamo essere la Verità, dobbiamo usare parole dure e toni sgradevoli… parlando o scrivendo…
È importante parlare o scrivere con schiettezza, ma con profondo rispetto della Verità e di chi ci sta di fronte o accanto.
Un modo di essere che amo: consiste nel parlare chiaro, essere genuini, naturali, sinceri, autentici.
Parlare Bene è Parlare con schiettezza, essere chiari, tagliare dritto con le parole, dire pane al pane e vino al vino evitando di ferire, fare del male, offendere, umiliare.
Scrivere e non scribacchiare è: spogliarsi del corpo e non vergognarsi di far Vedere l’anima!!!
Teresa Averta

QUANDO LA CALABRIA VA OLTRE I CONFINI

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DAVIDE MANCA, trentaquattro anni -2 agosto 1982- nasce in Calabria, di origini Vibonesi e vive attualmente a Roma.
“Direttore della fotografia”, anzi lui preferisce essere piuttosto definito“Autore della fotografia cinematografica”, “Autore” vale a dire, infatti, libero ingegno creatore, della “foto-grafia” cioè dello “scrivere con la luce”, si è Diplomato al Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma.
Ha diretto il Film Nastro d’Argento “Et in terra pax” di M. Botrugno e D. Coluccini, e il Film “Wacth them fall” di K. Tassin ed è stato direttore di fotografia di tanti altri progetti.
E ora, infine, è anche il bravissimo Direttore artistico della rivista di cinema Fabrique du Cinéma.
La passione per la luce, nasce sin da bambino; è sempre stato incuriosito dalle molteplici potenzialità della luce, dal suo potere di far vedere i colori e dalla sua magia che fa emozionare al tramonto o all’alba. Il suo talento si traccia, così, ben presto, sulla strada di luci e riflettori, per i proiettori specialmente, e poi per il cinema inteso come Raccontare per Immagini.
Allievo alla scuola di Oliviero Toscani prima, e di Giuseppe Rotunno poi, riesce ad affinare una tecnica e una cultura cinematografica molto ampia. Che gli ha permesso di emergere presto ed esordire alla fotografia per lungometraggio a soli ventisei anni.
Unisce la lezione della cinematografia classica con l’esuberanza della fotografia pubblicitaria. Esordisce come direttore della fotografia nel mondo dei videoclip musicali e cura alcuni format di MTV Italia fino a firmare la fotografia del suo primo lungometraggio Et in Terra Pax, il suo esordio nel campo della cinematografia.
Che viene presentato alla Mostra del Cinema di Venezia, e vince il nastro d’argento. Continua la sua avventura cinematografica con il film francese girato in Bulgaria nel 2014 con protagonista Gerarde Depardieu, ancora i tre documentari di Walter Veltroni e la serie tv di Sky “I delitti del Barlume”.
Con curiosità e impegno inesauribili, si dedica da anni all’esplorazione del mondo del cinema e delle serie TV: spazio all’informazione, alle recensioni, all’approfondimento e all’analisi, ma anche e soprattutto al divertimento e alla passione.
Oggi, Davide Manca, un giovane talento calabrese, città di origine Vibo Valentia, è diventato uno dei d.o.p. (director of photography) emergenti più importanti del panorama italiano.
Un giovane che usa l’intelligenza per capire il senso della storia che lo circonda, lotta per il suo lavoro e non si arrende, superando con l’ingegno della narrazione, le difficoltà negli impegni faticosi ma anche fruttuosi della produzione.
Il suo genere preferito è il cinema sociale, quel genere che gli permette di fare un mestiere che può salvare delle vite, senza essere eccessivamente celebrativo, ed è convinto che il cinema sia una grande arma di pensiero che può influire fortemente sulla coscienza e la formazione degli individui.
Il suo film preferito coincide con il suo regista preferito: è “Il Caso Mattei” di Francesco Rosi, uno dei più grandi registi al mondo, che ha fatto da scuola a molti talenti internazionali.
Ha girato a New York con Kristoph Tassin e Marco Bocci per il film “Wacth them fall”, un film fantastico, con riprese in tre continenti. Lui stesso lo definisce ”un viaggio psichedelico nell’esistenza di un fotoreporter di guerra tra la vita e la morte.” In Italia, poi, con David Petrucci ha girato il film “Hope Lost”. Due film in inglese.
Questo film appunto in lingua inglese gli ha permesso di essere notato da una produzione internazionale che l’ha arruolato per fotografare ben due film con attori Hollywoodiani (Rutger Hauer, Danny Glover, Misha Barton, Danny Trejo, Michel Madsen) per il mercato internazionale e quindi in lingua inglese ma diretti da registi italiani: Alessandro Capone e David Petrucci.
Oggi Davide, artista nel campo cinematografico, ed emblema vivente dei giovani talentuosi calabresi, è anche il Direttore artistico della rivista di cinema “Fabrique du Cinéma” -come dicevo all’inizio dell’articolo- quella che lui chiama la sua creatura, e che ha bisogno di attenzioni ogni giorno.
Fabrique du Cinéma è la piu’ grande community dei giovani cineasti italiani, è nata come un appuntamento tra tecnici e autori, un meeting point, dove discutere di nuovi progetti, conoscersi e formare nuove squadre con la malsana idea di “rivoluzionare” il cinema italiano.
Una realtà che apre all’innovazione e soprattutto punta alla formazione, intesa come valorizzazione delle nuove generazioni di sceneggiatori, registi, tecnici ecc., che stentano a farsi strada in un sistema in cui la burocrazia rallenta di molto il cammino di giovani volenterosi e dotati.
E credo proprio che ci riusciranno… questi meravigliosi giovani bravi, caparbi e coraggiosi.
In Calabria siamo teste dure, e se dovessi usare un aforisma, direi: “A testa tosta rumpi a porta di sogni”.
“La testa dura rompe la porta dei sogni”, apre alla realizzazione dei propri desideri.
Direi che Davide l’ha sfondata la sua porta… e ora è in cammino verso cieli e mondi nuovi da esplorare.
Teresa Averta

NON È FACILE IL CAMMINO…VERSO PASQUA

“Per capire i tempi, bisogna ascoltare prima, o insieme alla teologia, cosa dicono i poeti” perché essi sono “le antenne tese sul mondo, giorno e notte”.

Ci vuole una buona ragione per mettersi in viaggio. Senza meta non si va da nessuna parte.
E’ il traguardo infatti a motivare il primo passo. E il desiderio di giungervi spinge lungo il percorso, permettendoci di affrontare fatiche e rischi.
Ciò vale per ogni cammino, anche per quello “spirituale”, dove il nostro spirito è chiamato a scuotersi dalla paralisi. Cioè, ad uscire fuori dall’egoismo che ci seppellisce vivi.
Siamo cristianamente “viventi” in misura della partecipazione alla Croce di Cristo, sempre da aggiornare se non vogliamo finire in vicoli ciechi.
A raddrizzare il passo, ogni anno, provvede la Quaresima esortando ad abbandonare i soliti giri dell’oca, non evangelici, che ci impediscono di imboccare la direzione giusta per far pasqua con Gesù.
C’è chi pensa che sia cosa facile muoversi interiormente, mentre invece è il più difficile dei viaggi quello spirituale, poiché le pesantezze vengono dal di dentro e non tanto da fuori.
Lo stesso Cristo è chiaro nel dire che «dal cuore degli uomini escono i propositi di male: impurità, furti, omicidi, adulteri, avidità, malvagità, inganno, invidia, superbia, stoltezza» (Mc 7,21-22). La lista è solo indicativa.
Il cammino interiore deve fare i conti con resistenze segrete, abitudini, mascheramenti, luoghi comuni, attaccamenti a cose e idee. Comprese certe idee di sé, di Dio, di fede, di cristianesimo, di preghiera, di bene e di male, che sono il prodotto delle nostre menti distorte.
Non a caso perciò la parola d’ordine del cammino quaresimale è metanoia, ossia cambiamento della mente-cuore, del modo di vedere cose, fatti, persone. Quaranta giorni – la quaresima appunto – sono il tempo sufficiente per non illudersi di aver fatto cambiamenti che poi non hanno durata. Il mutamento di pensieri, parole e comportamenti non avviene, infatti, per magia, ma attraverso un cammino serio e perseverante.
In breve anche quest’anno ci aspetta il transito “pasquale” dall’egoismo alla carità, dalla preoccupazione di sé all’interesse per gli altri.
Per procedere al cambiamento del cuore ci vogliono delle indovinate strategie: si tratta di fare silenzio e non rumore, di ascoltare più che parlare, di spegnere micce anziché accenderne, di farsi piccoli invece di gonfiarsi, di gettare ponti al posto di costruire muri, di coltivare la pace e non la zizzania, di togliere di mezzo la mia sporcizia prima di pretendere la pulizia del mondo intero.
E’ la ri-nascita in noi dell’uomo nuovo ad esigere la riduzione in polvere del nostro uomo vecchio.
Non c’è un altro modo: per amare davvero, occorre passare davvero per il fuoco; per fiorire veramente, occorre veramente marcire. Come il seme sotto terra!
Non è facile camminare verso Pasqua….
Il Figlio di Dio ha percorso per primo la via del discepolo, offrendoci la sua magistrale lezione. Sottoponendosi alla tentazione ha fatto brillare nella nostra fragile carne la libertà di scegliere Dio e non il contrario. Ha affrontato la prova per ricordarci che il cammino spirituale è una via continuamente insidiata dalla voglia di mollare, di guardare da altre parti, di cambiare direzione. Contro la pigra giustificazione del “tanto io non ce la faccio”, occorre stringere i denti.
Per procedere spediti, occorre puntare la sveglia ogni mattina e non affidarsi al risveglio spontaneo. La maturazione spirituale non ha paura delle sfide, anzi, le conosce per affrontarle meglio. Con gioia.
Un passo dopo l’altro. Con perseveranza. Senza fare passi più lunghi della gamba, perché bisognerà poi tornare indietro e rifare i passi non calcati.
La samaritana, il cieco nato, Lazzaro che hanno scandito il cammino quaresimale rivivono dentro di noi, portandoci a riconoscere in Cristo l’acqua viva, la luce, la vita che annienta la morte.
Pasqua: morire al mio io perché nasca Cristo in me.

Teresa Averta

ARRIVERÀ LA LUCE

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Perchè l’albero rigermoglia dimenticando l’inverno,
perchè il ramo fiorisce senza stancarsi di aspettare la primavera,
perchè l’uccello fa il suo nido senza pensare l’autunno,
Perché il cielo sorride anche se tu non guardi in alto.
Perché niente si decide da soli
Ma tutto viene guidato dall’alto
Perchè la vita è sperare e ricominciare.
E quando tu avrai dimenticato il buio
Arriverà la Luce!


Teresa Averta