MEMORIA DEI POETI

Comunicare è difficile, a voce, o tra due persone, o per iscritto, da un autore a un lettore. Io rimango sempre affascinata dal miracolo del discorso: un pensiero, un’idea, si formano nella nostra mente, e poi riusciamo ad esprimerlo. Anche la letteratura, in questo senso, è un miracolo”. Con questa mia raccolta o silloge per usare un termine medievale e rimanere in tema, vorrei aprire una nuova finestra nel mondo dei giovani lettori e scrittori che offre una vasta panoramica di testi tratti dal Cantico dei Cantici, dall’Antologia Palatina, da Dante, Petrarca, dai poeti del Dolce Stil Novo, e dai primi documenti di letteratura nazionale. Non solo una rivisitazione del passato, quindi, come ritorno ad un tempo poetico, mitico e suggestivo ma una rielaborazione in chiave personale per costruire la mia tavolozza di vita poetica attingendo ai colori e alle sfumature dei poeti e degli scrittori che ci hanno preceduto e hanno voluto lasciare un segno nella storia dell’umanità.

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PABLO NERUDA “il cantore dell’Amore

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Iniziamo il nostro Percorso con uno dei poeti che mi sta più a cuore: Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973), è stato un poeta, diplomatico e politico cileno, considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana contemporanea.
La poetica di Neruda spazia dal senso di vicinanza alla natura… all’impegno sociale e politico, dalla difesa del sud del mondo… all’amore in ogni suo aspetto. Negli ultimi anni però si avvicinò anche a temi morali e raccontò il suo pensiero sul senso della vita.
La poesia che qui presento è tratta dalla sua poetica d’amore che poi non è quella che apprezzava di più, essendo convinto che le sue poesie più importanti fossero quelle di natura sociale. Invece sono proprio le poesie d’amore che lo fanno ritenere oggi uno dei più grandi poeti in assoluto ed in particolare il più grande cantore dell’amore…Amore che lui canta in ogni suo aspetto e senza confini se non quelli umani. L’amore da vivere in modo intenso, totale, senza riserve, per un’ora… per un giorno o per la vita.

 

LA POESIA SCELTA
“Se saprai starmi vicino”
Se saprai starmi vicino,
e potremo essere diversi,
se il sole illuminerà entrambi
senza che le nostre ombre si sovrappongano,
se riusciremo ad essere “noi” in mezzo al mondo
e insieme al mondo, piangere, ridere, vivere.
Se ogni giorno sarà scoprire quello che siamo
e non il ricordo di come eravamo,
se sapremo darci l’un l’altro
senza sapere chi sarà il primo e chi l’ultimo
se il tuo corpo canterà con il mio perché insieme è gioia…
Allora sarà Amore
e non sarà stato vano aspettarsi tanto.
Pablo Neruda

JOË BOUSQUET “nomade del dolore”

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Joë Bousquet grande poeta francese, in Italia a torto poco conosciuto, visse trent’anni paralizzato in un letto, dopo che sul fronte, durante la Prima Guerra Mondiale, un colpo di fucile gli spappolò il midollo spinale… In questa immobilità il poeta dapprima si chiuse in se stesso (persino le persiane della sua stanza rimasero sempre chiuse, a separarlo dal mondo), nella solitudine atemporale dei suoi ricordi, cominciando così un periodo di letture e d’introspezione incessante. In tal modo intraprese un viaggio col suo letto-vascello nel suo immenso spazio interiore, diventando nomade del suo dolore, per comprenderne le ragioni, per trovarne il senso. Un senso che giustificasse la profonda ferita di un giovane di vent’anni, cui la vita era stata negata, una vita che fin dall’inizio però lo aveva da vicino esposto e predisposto alla morte, che lui stesso definì il diamante delle vertigini.
Esiliato nella sua stessa dimora “Bousquet ”si congiunge allo sconosciuto che è in ogni uomo, trasforma la promessa alla morte in una promessa all’opera, nella messa in opera della verità.”, attingendo alla sua tragedia personale il simbolo di una mancanza inerente la condizione umana tutta”. Nell’opera maggiore in “Il silenzio impossibile”: Leggiamo… “sono il punto d’ incontro in cui la luce è preda del buio.”oppure “Hai un solo modo per giustificare ciò che sei. Compierti”… Ogni suo pensiero scritto evoca mondi nuovi altrimenti impossibili. Egli è a tutti gli effetti un autore profondo, brucia oscuramente, ma non chiudendosi nei non-sensi. È oscuro perché tutti i valori di Mistica sono opposti a quelli che dominano oggi; è oscuro perché la sua mistica non è contemplazione, ma vita dedicata, intorno alla quale si affollano tutti, cioè noi, i sani, i malati, i vivi, i fantasmi. La vita dedicata è la fedeltà all’indecifrabile, allora <<io porto il peso di una responsabilità di cui non conosco il senso>>…L’aspetto mistico delle sue opere implica la necessità di luce, di incarnazione del Lógos. Personalmente dalle pagine che ho potuto leggere…considero la poetica di “Bousquet, profonda e affascinante perché gli riconosco la capacità di essersi riappropriato della propria vita e la facoltà di aver reso la propria tragedia personale un simbolo, attraverso l’esercizio continuo della scrittura come cura di sé e salvifica ricomposizione della ferita. Il poeta traghetta dunque parole ed il suo corpo diventa un tramite, dall’incoscienza alla consapevolezza del dolore.

“Solo, come se nessuno sapesse chi sono, ascolto nella vita dell’ora più irreale il gemito di tutto ciò che vuol finire e pensa così di sopravvivere!” J.B

LA POESIA SCELTA
Madrigale
Dal tempo che era amata stanca di se stessa
Lei aveva giurato d’essere questo amore
E ne fu l’incanto lui ne fu il poema
La terra è leggera a promesse passate
Il vento piangeva gli uccelli migranti
Cullando i mari sulle ali di sale
Prendo la stella con una bella nuvola
Se la pagina bianca ha consumato il cielo
Nell’aria che fiorisce al suo riso
C’è un vecchio cavallo color del cammino
Capisci al suo passo la morte che m’ispira
E che va senza me a chiederne la mano
Joë Bousquet

rabindranath-tagore-630-bio.jpgRabindranath Tagore chiamato talvolta anche con il titolo di Gurudev, è il nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur, è stato un poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo indiano, ma soprattutto poeta ed è alla luce della poesia che la sua visione del mondo si manifesta più compiutamente. Poesia è l’inizio in Tagore: testimonianza del primo ritmo, musica e insieme canto – forma che assume nella parola dell’umano l’ordine sovrano del cosmo.
La vita di Tagore fu costellata di gioie supreme e di lutti tremendi: la perdita della madre, il suicidio di Kâdambarî, la moglie del fratello Joytirindranath, poeta e musicista, una donna che fu per Rabindranath una sorta di Beatrice o di Laura, la perdita quindi della moglie e di due suoi amatissimi figli.
La poesia è in Tagore creazione perpetua: e prima ancora di essere scrittura verbale, essa si esprime nella visione, nel ritmo e nel canto. Non dimentichiamo mai che Tagore, al modo di un poeta antico o di un trovatore europeo, usava salmodiare e sovente cantare le sue poesie. Egli scrisse peraltro un grandissimo numero di canzoni che sono ancora oggi cantate in tutto il mondo bengalese e conosciute sia dai sapienti che dal popolo. Questa dimensione del canto è davvero essenziale, poiché in Tagore poesia e musica, uniti dal ritmo, vanno sempre insieme. Ritroviamo in Tagore il nesso originario che unisce la parola e il canto.
Tagore non fu e non volle mai essere un asceta: la sua vocazione è essenzialmente poetica – la sua visione del mondo profondamente estetica. Anche se fu la poesia mistica di Gitânjâlî a conquistare l’Occidente, egli scrisse stupende poesie dedicate all’amore per la donna e alla contemplazione della natura. L’universo è in Tagore abitato dalla gioia: questa gioia è amore, segno di presenza divina che esprime nei suoi capolavori in versi.
Poesia scelta
Ho oscurato i tuoi occhi con l’ombra
della mia passione. Tu abiti
il mio sguardo nel profondo.
Ti ho presa e ti stringo, amore mio,
nella rete della mia musica.
Tu sei mia, solo mia, e
dimori nei miei sogni immortali.
Il Giardiniere, 1913.

Poesia scelta
Sono versi che ricordano il biblico Cantico dei Cantici
Hai colorato i miei pensieri e i miei sogni,
con gli ultimi riflessi della tua gloria, Amore,
trasfigurando la mia vita per la prossima
bellezza della morte. Come il sole
al tramonto ci lascia intravedere
un angolo di cielo, tu hai mutato
il mio dolore in gioia immensa.
Per incanto, Amore, vita e morte
sono diventate per me
una sola grande meraviglia.

Petali sulle Ceneri, 1917.

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Khalil Gibran (6 gennaio 1883 – New York, 10 aprile 1931) è stato un poeta, pittore e filosofo libanese di religione cristiano-maronita emigrò negli Stati Uniti; le sue opere si diffusero ben oltre il suo paese d’origine: fu tra i fondatori, insieme a Mikha’il Nu’ayma (Mikhail Naimy), dell’Associazione della Penna (al-Rābiṭah al-Qalamiyyah), punto d’incontro dei letterati arabi emigrati negli Stati Uniti. La sua poesia venne tradotta in oltre 20 lingue, e divenne un mito per i giovani che considerarono le sue opere come breviari mistici. Gibran ha cercato di unire nelle sue opere la civiltà occidentale e quella orientale. Il suo successo deriva proprio dal suo porsi tra oriente e occidente, tra Beirut, Parigi e New York. In qualità di artista Gibran è stato un personaggio davvero eclettico, contrariamente a quanto la sua fama, legata perlopiù a “Il Profeta”, faccia presupporre. Oltre che scrittore infatti Gibran fu anche pittore e organizzatore di cultura, in controtendenza al suo carattere schivo ed introverso. Gran parte delle sue iniziative si devono al lodevole aiuto della sua amica Mary Haskell, che lo ha finanziato più volte. Tra le altre sue opere segnalo “Il miscredente,” breve romanzo scritto nel 1908 per la rivista “L’Emigrante”, in cui impegno politico e tensione civile prevalgono ancora sulla dimensione religiosa. Altre sue produzioni da ricordare sono il testo autobiografico (in cui esprime il dolore per la morte dell’adorata moglie Selma), “Le ali infrante” (1912), scritto in inglese e le “Massime spirituali”, un testo tipico della sua produzione, tra l’aforistico e il mistico, teso a una conciliazione tra occidente e oriente. Morì a New York il giorno 10 aprile 1931, stroncato dalla cirrosi epatica e dalla tubercolosi; la sua salma fu portata, secondo le sue volontà, in un eremo libanese. Due anni dopo verrà pubblicata un’opera che aveva lasciato incompiuta: “Il Giardino del Profeta”.
Per Kahlil Gibran l’esistenza è il tempo regalato per ricomporre la frattura esistente tra noi e Dio; quando nell’individuo bene e male, perfezione e imperfezione, piccoli sentimenti e grandi passioni riusciranno a convivere, ecco che nella coincidenza degli opposti si manifesteranno saggezza, perfezione e felicità. La mistica di Gibran sfugge a ogni classificazione, il poeta parla per immagini ricorrendo a un mondo simbolico dai mille significati, che per la sua universalità sollecita l’uomo indù e il cristiano, l’ateo e il credente.
Bellissimo questo SUO pensiero che riporto qui: Gibran diceva: “Io non sto cercando di scrivere poesia. Sto cercando dei Pensieri”. Voglio che il ritmo e le parole siano giusti in modo che non li si noti ma penetrino come l’acqua nella stoffa; e il pensiero sia ciò che si imprime”.

Terrypoem

POESIA SCELTA
FARÒ DELLA MIA ANIMA UNO SCRIGNO
Farò della mia anima uno scrigno
Farò della mia anima uno scrigno per la tua anima,
del mio cuore una dimora per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
Kahlil Gibran
PENSIERO SCELTO
“È sbagliato pensare che l’amore sia frutto di una lunga conoscenza e di un tenace corteggiamento. L’amore è la sorgente dell’affinità spirituale e se tale affinità non nasce all’istante, non potrà svilupparsi nel corso degli anni e neanche delle generazioni.”
Kahlil Gibran

Emily Dickinson

Questa volta parliamo di Emily Dickinson, la più importante poetessa del XIX secolo, una rivelazione editoriale che, grazie all’enorme potenza sensitiva, mentale e metafisica della sua poesia, ha dato il via ad un vero e proprio fenomeno di culto. Nata il 10 dicembre 1830, ad Amherst, in Massachusetts, Emily Dickinson fu una poetessa statunitense. Lasciò la scuola in età adolescenziale per vivere una vita solitaria nella fattoria di famiglia. Fu proprio lì che iniziò a riempire i quaderni con le sue poesie, scrivendo anche centinaia di lettere. Il notevole lavoro di Dickinson venne pubblicato solo in seguito alla sua morte, avvenuta il 15 maggio 1886. Emily Dickinson viene considerata una delle figure più imponenti della letteratura americana, una poetessa americana molto amata in tutto il mondo, le sue opere sono state trovate e valorizzate solo dopo la morte, la nipote si è occupata di far pubblicare le sue poesie che, nel giro di qualche anno, hanno avuto un incredibile successo. Emily Dickinson visse per lo più amori platonici, rimase reclusa in casa per buona parte della sua vita, non andò neanche al funerale dei suoi genitori.
La produzione di Emily Dickinson è immensa, le sue poesie sono belle e raccontano l’amore, la vita e il mondo attraverso i piccoli particolari, nel periodo in cui ha vissuto lei, tra il 1830 e il 1886, il suo stile di scrittura era considerato troppo semplice, negli anni però è stato rivalutato tant’è che anche adesso è molto attuale.
Terrypoem

Poesie scelte

NOTTI SELVAGGE
Se io fossi con te
notti selvagge sarebbero
nostra voluttà!

Futili – i venti –
per un cuore in porto –
niente più bussola –
niente più carta!

Remando nell’Eden –
Ah! il mare!
se in te stanotte
potessi ancorare!
Emily Dickinson

NON AVESSI MAI VISTO IL SOLE
Non avessi mai visto il sole
avrei sopportato l’ombra
ma la luce ha aggiunto al mio deserto
una desolazione inaudita.
VERSIONE ORIGINALE INGLESE
Had I not seen the Sun
I could have borne the shade
But Light a never Wilderness
My Wilderness has made.
Emily Dickinson

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GIANNI RODARI detto Gian Franco, in arte Gianni, è stato uno scrittore, pedagogista, giornalista e poeta italiano del XX secolo, specializzato in testi per bambini e ragazzi e tradotto in moltissime lingue; nasce il 23 ottobre 1920 a Omegna sul Lago d’Orta, il luogo in cui si erano trasferiti per lavoro i genitori originari della Val Cuvia nel Varesotto.
Il piccolo Rodari frequenta le scuole elementari fino alla quarta nel paese natìo. A soli dieci anni, in seguito alla prematura scomparsa del padre, fornaio nella via centrale del paese, tutta la famiglia è nuovamente costretta a trasferirsi, questa volta a Gavirate, paese natale della madre; qui Gianni ha modo di completare gli studi per la licenza elementare.
La povera donna rimasta priva del compagno può fortunatamente contare sull’aiuto di Gianni e dei suoi due fratelli Cesare e Mario: questi sono decisamente più vivaci di Gianni che viceversa è un bambino sensibile e piuttosto solitario, poco incline a stringere amicizia con i suoi coetanei.
Tale è l’interiorità di Rodari e la sua intensa spiritualità, così diverso gli pare di essere rispetto ai ragazzi che lo circondano, che il 5 agosto 1931 fa richiesta di entrare in seminario per frequentare il ginnasio. Si distingue subito per le ottime capacità diventando ben presto il primo della classe. Risultati confermati anche in seguito fino all’inizio della terza quando nell’ottobre 1933 si ritira dal liceo.
Conclude l’anno scolastico a Varese ma, stranamente, non prosegue gli studi liceali bensì sceglie di trasferirsi alle scuole magistrali. Un segno premonitore dell’eccezionale spirito pedagogico e dell’enorme amore per i bambini che già da allora questo timido intellettuale nutriva.
Nel 1936 pubblica otto racconti sul settimanale cattolico “L’azione giovanile” e inizia una collaborazione con “Luce” diretto da Monsignor Sonzini. Nel 1937 inizia un periodo di profondi cambiamenti interiori. Lascia la presidenza dei giovani gaviratesi dell’Azione cattolica, uno strappo destinato a non ricucirsi mai più.
Intanto persegue tenacemente la sua strada e dietro al ragazzino timido che non socializzava con nessuno si scopre un uomo forte capace di grandi iniziative. Diventa dapprima istitutore presso una famiglia ebrea di Sesto Calende poi si iscrive all’Università Cattolica, senza però arrivare alla laurea. In seguito viene assunto come maestro elementare in diversi paesi del Varesotto. Ironia della storia: Gianni Rodari viene valutato “insufficiente” come insegnante perchè si rifiuta di assumere un incarico nel partito fascista.
A partire da questo episodio, il suo impegno politico e sociale viene sempre più delineandosi. Nel marzo 1947 viene chiamato al quotidiano “L’Unità” di Milano come inviato speciale. Sul giornale pubblica le prime filastrocche per bambini. Nel 1950 a Roma dirige “Il Pioniere”, cui dà un significativo contributo come scrittore e come organizzatore di un progetto educativo. Gli anni della scrittura per l’infanzia e della notorietà sono comunque quelli dal 1960 in poi. Incomincia a pubblicare per una prestigiosa casa editrice come Einaudi e la sua fama si diffonde in tutta Italia. Il primo libro che esce con la nuova casa editrice è “Filastrocca in cielo ed in terra” nel 1959. Vince nel 1970 il Premio Andersen, prestigioso riconoscimento alla sua opera di scrittore per l’infanzia. Gianni Rodari muore a Roma il 14 aprile 1980 per collasso cardiocircolatorio, a seguito di un intervento operatorio per liberare una vena occlusa nella gamba sinistra. Dal 1992 le opere di Rodari sono illustrate per la Einuadi Ragazzi dal famoso fumettista Altan.
Terrypoem

POESIE SCELTE

LA SPERANZA
Se io avessi una botteguccia
fatta di una sola stanza
vorrei mettermi a vendere
sai cosa? La speranza.
“Speranza a buon mercato!”
Per un soldo ne darei
ad un solo cliente
quanto basta per sei.
E alla povera gente
che non ha da campare
darei tutta la mia speranza
senza fargliela pagare.

Gianni Rodari

I MARI DELLA LUNA
Nei mari della Luna
tuffi non se ne fanno:
non c’è una goccia d’acqua,
pesci non ce ne stanno.
Che magnifico mare
per chi non sa nuotare.

Gianni Rodari

 POETANDO CON NAPOLEON HILL

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Oggi parleremo di uno scrittore statunitense che mi sta a cuore, perchè, l’ho conosciuto attraverso il suo libro che ho appena terminato di leggere:
NAPOLEON HILL (Pound, 26 ottobre 1883 – Carolina del Sud, 8 novembre 1970) è stato uno scrittore e saggista statunitense, considerato il capostipite degli autori motivazionali con la sua filosofia dell’AMP (atteggiamento mentale positivo). E’ stato uno dei primi produttori del moderno genere letterario del successo personale.
I suoi princìpi chiave possono essere applicati in qualsiasi campo: nelle relazioni interpersonali, nella vita quotidiana e nel lavoro. Napoleon Hill è stato inoltre maestro e ispiratore del celebre scrittore motivazionale Og Mandino.
Hill nacque in povertà, in una casetta con due stanze. All’età di 13 anni cominciò a scrivere per un piccolo giornale locale usando i suoi guadagni come reporter per potersi iscrivere alla scuola di legge, che ben presto abbandonò per difficoltà finanziarie. Da allora, si buttò a capofitto sui libri del Pensiero Filosofico, e dopo circa venti anni di studi, la Filosofia del Successo di Hill e Carnegie venne offerta come formula attraverso la pubblicazione del bestseller internazionale LA LEGGE DEL SUCCESSO.
Inizialmente era solo un corso di studio domestico, ma poi fu approfondito fino ad arrivare alla pubblicazione del capolavoro di Hill: “Pensa e arricchisci te stesso”, uno dei libri più venduti di tutti i tempi (oltre 60 milioni di copie dal 1937 a oggi).
Si dice che siano state queste pagine a creare più milionari e a ispirare più persone di qualsiasi altro libro di questo genere nella storia. Hill dichiarò più volte che la formula del successo richiede una completa e totale comprensione dello spirito di dare. Egli ha chiamato questo concetto “The Golden Rule” (La Regola d’Oro).
Hill invita il lettore a chiedersi: “Cosa posso veramente dare agli altri?“. Questa è la chiave del successo personale che, di conseguenza, darà origine anche al successo materiale.
Una volta pronto, chiunque potrà ottenere una grande ricchezza solo applicando la formula. I suoi principi fondamentali sono:
1. Desiderare
2. Avere Fede
3. Auto-Suggestione
4. Conoscenza
5. Immaginazione
Per avere successo e diventare ricchi dobbiamo AGIRE con coraggio e determinazione, spinti da un “ardente desiderio”, contrastare gli stati di pessimismo e creare le occasioni per cambiare e migliorare il nostro stato attuale, motivare le nostre giornate con un lavoro intenso e costante (anche se non retribuito: prima o poi tutto ritorna) e con predisposizione positiva e fiduciosa.
Napoleon Hill elenca “le dodici ricchezze della vita” come segue:
1) Un ATTEGGIAMENTO MENTALE POSITIVO
2) Una buona SALUTE fisica
3) Armonia nelle relazioni umane
4) Libertà dalla paura
5) La speranza di realizzazione
6) La capacità di avere fede (in Dio e in se stessi)
7) La volontà di condividere le proprie benedizioni
8) Un lavoro fatto per passione
9) Una mente aperta su tutti gli argomenti
10) AUTODISCIPLINA
11) La capacità di comprendere le persone
12) Sicurezza finanziaria
“Napoleon Hill”

Teresa Averta

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UN ESTRATTO DAL LIBRO “Pensa e arricchisci te stesso”

Se credi di essere battuto, lo sarai.
Se ritieni di non saper osare, non oserai.
Se vorresti vincere, ma pensi di non riuscirci, è quasi certo che fallirai.
Se immagini di perdere, hai già perso, perché nel mondo è vero che
il successo inizia dalla volontà dell’individuo, è nella sua mente.
Se credi di venir surclassato, lo sarai.
Per elevarti devi puntare in alto, devi essere sicuro di te prima di poter vincere un premio.
Le battaglie umane non arridono sempre all’uomo più forte o veloce.
Prima o poi l’uomo che vince sarà l’uomo che crede di poter vincere.
Se la mente è in grado di concepire un’idea, allora questa idea può essere tramutata in realtà.
Se sarete disposti a lavorare di più e meglio di ciò per cui siete pagati, prima o poi riceverete l’interesse composto del vostro investimento.
Ogni seme di servizio utile che pianterete non potrà che germogliare e premiarvi con abbondanza di frutti.
Qualunque successo lo otterrai attraverso l’uso appropriato della tua mente. Il potere dei tuoi muscoli fisici non conta niente. Il potere della tua mente conta tutto.
”Napoleon Hill”

Un caro saluto
Teresa Averta

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