CONNESSI CON DIO E CON L’UMANITA’

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La Rete digitale è utile e importante poichè può essere un luogo ricco di umanità, non solo una rete di fili, ma di persone. La Rete siamo noi, la Rete è fatta per toccarci, per incontrarci. Se non lo fa non è se stessa. Internet è una conquista innanzitutto umana, prima che tecnologica. Non è un assemblaggio di materiali e strumenti elettrici ed elettronici. La nostra vita è già una rete, anche senza i computer, i tablet e gli smartphones. Però queste tecnologie della comunicazione possono potenziare e aiutare a vivere la nostra esperienza di vita come rete; se dunque non fossero in grado di spingerci ad una maggiore accoglienza reciproca, o far maturare la nostra personale umanità e la nostra reciproca comprensione, non risponderebbero alla loro ragion d’essere. Perché, se la comunicazione non ci rende più “prossimi” gli uni agli altri, se non ci fa vivere la vicinanza, allora non risponde alla sua vocazione umana e cristiana. È facile cadere in una sorta di riduzionismo, sostanzialmente identificando Internet con la infrastruttura tecnologica che la rende possibile. Così, invece, se ne perdono i significati antropologici; sarebbe come dire, per fare un esempio, che il “focolare domestico“, quello che gli inglesi chiamano home, si possa ridurre all’edificio abitativo (house) di una famiglia. Finché si ragionerà in termini strumentali, si capirà molto poco della Rete e del suo significato. La rete è semmai un’esperienza; una esperienza d’incontro, che è resa possibile da cavi e fili.
A questo proposito un grande insegnamento ci viene dato da “Papa Francesco” che scrive chiaramente: “Internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio“. Insomma: Internet è un dono. Il Papa sembra leggere nella Rete il segno di una vocazione dell’umanità a essere unita, connessa, e nelle sue parole rivive quella sensibilità del Concilio Vaticano II che elogiava le “meravigliose invenzioni tecniche” dell’uomo. Nella sua Evangeli Gaudium Papa Francesco aveva già parlato delle reti digitali parlando della “sfida di scoprire e trasmettere la mistica di vivere insieme, di mescolarci, di incontrarci, di prenderci in braccio, di appoggiarci, di partecipare a questa marea un po’ caotica che può trasformarsi in una vera esperienza di fraternità, in una carovana solidale, in un santo pellegrinaggio” (87). La carovana, la marea, il caos: tre immagini che il Papa associa alla mistica di un “vivere insieme” che oggi prende forme nuove e comporta sfide nuove e appassionanti per le quali, scrive, ci vogliono “energie fresche e un’immaginazione nuova“.
Il Papa argentino CI RICORDA che viviamo in un mondo che sta diventando sempre più ‘piccolo’ e dove, quindi, sembrerebbe essere facile farsi prossimi gli uni agli altri”. Eppure permangono le “divisioni”, la “scandalosa distanza tra il lusso dei più ricchi e la miseria dei più poveri”, il “contrasto tra la gente che vive sui marciapiedi e le luci sfavillanti dei negozi”: “Ci siamo talmente abituati a tutto ciò che non ci colpisce più”. In questo mondo, “i media possono aiutare a farci sentire più prossimi gli uni agli altri; a farci percepire un rinnovato senso di unità della famiglia umana che spinge alla solidarietà e all’impegno serio per una vita più dignitosa”, scrive il Papa, e “in particolare internet può offrire maggiori possibilità di incontro e di solidarietà tra tutti, e questa è una cosa buona, è un dono di Dio”. Il Papa riconosce che ci sono “aspetti problematici” come, ad esempio, il fatto che “la velocità dell’informazione supera la nostra capacità di riflessione e giudizio e non permette un’espressione di sé misurata e corretta” o che “il desiderio di connessione digitale può finire per isolarci dal nostro prossimo, da chi ci sta più vicino”, senza dimenticare “che chi, per diversi motivi, non ha accesso ai media sociali, rischia di essere escluso”. Eppure, questi “limiti reali – sottolinea Bergoglio – non giustificano un rifiuto dei media sociali; piuttosto ci ricordano che la comunicazione è, in definitiva, una conquista più umana che tecnologica”. Da qui l’invito del Papa a “recuperare un certo senso di lentezza e di calma” per “capire chi è diverso da noi” e “ascoltare gli altri”. La “testimonianza cristiana”, scrive Bergoglio, “non si fa con il bombardamento di messaggi religiosi”, ma con “la disponibilità a coinvolgersi pazientemente e con rispetto” nelle “domande” e nei “dubbi” altrui.
Il Papa argentino indica l’icona del buon samaritano: “La nostra comunicazione sia olio profumato per il dolore e vino buono per l’allegria. La nostra luminosità non provenga da trucchi o effetti speciali, ma dal nostro farci prossimo di chi incontriamo ferito lungo il cammino, con amore, con tenerezza”. Immagine, quella del buon Samaritano, che gli permette di mettere anche in guardia dai rischi della comunicazione quando “ha il prevalente scopo di indurre al consumo o alla manipolazione delle persone”, perché in quel caso si tratta di “un’aggressione violenta come quella subita dall’uomo percosso dai briganti e abbandonato lungo la strada, come leggiamo nella parabola”. Per questo, “occorre che la connessione sia accompagnata dall’incontro vero” e “non sono le strategie comunicative a garantire la bellezza, la bontà e la verità della comunicazione”. Per questo “la testimonianza cristiana, grazie alla rete, può raggiungere le periferie esistenziali”.
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«LA TERRA È FERITA, SERVE UNA CONVERSIONE ECOLOGICA»

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“Laudato si’”, la prima enciclica sull’ambiente di PAPA FRANCESCO
Un’Enciclica per i cattolici, per i Cristiani certo, ma in grado di parlare veramente a tutti, perché la nostra casa comune riguarda ogni persona umana e nessuno può chiamarsi fuori dalla responsabilità verso di essa. È una lettera molto importante perché per la prima volta la Chiesa Cattolica pubblica un documento ufficiale sui temi dell’ambiente e della sua salvaguardia. Non che uomini di Chiesa e cristiani non abbiano mai preso in considerazione il tema (per esempio, San Francesco d’Assisi nel 1200, che viene citato proprio nel titolo dell’enciclica). Ma il documento di oggi fa parte del Magistero (cioè dell’insegnamento) della Chiesa. È la voce ufficiale e autorevole della Chiesa Cattolica. Non è un documento scientifico, è un documento spirituale che invita prima di tutto a una «conversione ecologica». La salvaguardia dell’ambiente è collegata alla giustizia verso i poveri e alla soluzione dei problemi di un’economia che persegue soltanto il profitto. Le tre questioni non possono essere disgiunte e, infatti, il tema ambientale viene trattato da Francesco in un contesto più ampio, quello della dottrina sociale della Chiesa. L’enciclica di papa Francesco sulla custodia del Creato prende ispirazione dal Cantico delle creature di San Francesco e richiama ciascuno al compito di rispettare la Terra, donataci dal Creatore. Il documento è composto da sei capitoli e termina con due belle preghiere: per la nostra terra e con il creato. L’argomento dell’enciclica, la prima, scritta interamente da Bergoglio, in quanto la Lumen Fidei aveva una traccia preparata da Benedetto XVI, è già di per sé un evento che attira l’interesse non solo dei fedeli, ma anche di vasti ambiti della società a diversi livelli. Ma è significativo anche il modo con cui papa Francesco ha voluto accompagnarne la pubblicazione, per farne un “evento di Chiesa”, sottolineando la dimensione del coinvolgimento. L’enciclica si apre con il richiamo alla lode e al Cantico delle creature di San Francesco, citato anche in altri punti del documento. La Terra è la nostra casa comune, è sorella, come ricordava il Santo di Assisi e come ci ricorda papa Bergoglio. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La sfida urgente di proteggere la nostra casa comune comprende la preoccupazione di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale. Per questo “Laudato sì” è un appello rivolto a tutti, credenti e non credenti, istituzioni religiose e organismi politici, economici e culturali, in quanto il problema dell’ambiente e di una “ecologia integrale” tocca da vicino tutte le persone di buona volontà. Ogni uomo e ogni donna può dare un contributo al superamento delle situazioni di degrado ambientale e al recupero dei propri territori. Dopo l’analisi delle varie problematiche connesse all’ambiente naturale, allo spreco e alla distruzione delle risorse, e all’ambiente sociale, come le condizioni di vita disumane e di sfruttamento in cui versano intere popolazioni, papa Francesco presenta la visione cristiana della creazione, come Scaturisce dalle Scritture e dalla vita della Chiesa, con le implicazioni che ne derivano. L’ enciclica ha un grande respiro ecumenico e interreligioso, come testimoniano i due paragrafi dedicati al pensiero ambientalista del patriarca Bartolomeo I e il richiamo al dialogo con le altre fedi. La spiritualità cristiana offre convinzioni di fede che spingono a un impegno particolare verso la salvaguardia dell’ambiente e la cura della convivenza sociale. Per papa Francesco è fondamentale che le Chiese, e la Chiesa cattolica in particolare, chiarifichino la responsabilità dell’uomo di fronte alla Creazione, per riprendere il linguaggio dei credenti. Secondo la sapienza biblica è presente in questo mondo non per dominare la natura, ma per custodirla e rispettarla. «Vivere la vocazione di essere custodi dell’opera di Dio è parte essenziale di un’esistenza virtuosa, non costituisce qualcosa di opzionale e nemmeno un aspetto secondario dell’esperienza cristiana»
«La natura non perdona se non ci si prende cura di lei» (Papa Francesco).
Terry poem -13-10-2015-

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